Se c’è una parola che unisce il mio doppio cappello di docente di scuola primaria e di educatrice musicale, quella parola è RISONANZA.
Qualche mese fa mi sono imbattuta nelle teorie del sociologo e filosofo tedesco Hartmut Rosa (noto per la sua teorizzazione della pedagogia della risonanza). E lì ho avuto una sorta di illuminazione: quello di cui parla Rosa non è teoria astratta da aula accademica, è esattamente quello che succede ogni volta che io e un gruppo di bambini ci mettiamo a giocare con i suoni, ciò che si verifica in ogni mio laboratorio di musica. Molto probabilmente è quello che avviene anche nelle vostre classi quando proponete delle esperienze musicali.

Cosa sto cercando di raccontarvi concretamente?
1. La risonanza non si pianifica, accade (giocando)
Nella nostra quotidianità scolastica siamo spesso ostaggi dell'efficienza, della programmazione serrata e degli obiettivi da spuntare. Con la musica, per fortuna, le cose vanno diversamente. Almeno per me.
La bellezza della risonanza è che è spontanea. Non serve stare lì a sforzarsi troppo o a costruire strategie macchinose o attività perfette: basta mettersi lì e giocare con i suoni a modo nostro. Un battito di mani, un soffio, un tamburello da accarezzare, un'improvvisazione vocale sciocca e divertente. In quel preciso istante, il muro dell'ansia da prestazione cade e si attiva una connessione autentica, fluida, naturale.
2. Un termine musicale prestato alla vita
Già il fatto che Rosa utilizzi una parola così profondamente musicale per descrivere il nostro modo di stare al mondo – e di stare con i bambini – è qualcosa di meraviglioso.
In fisica e in acustica, la risonanza è quel fenomeno per cui un corpo vibrante mette in vibrazione un altro corpo a una frequenza affine. Applicarlo alla relazione educativa è pura poesia: significa che noi non siamo isole chiuse, ma membrane pronte a vibrare insieme agli altri. Quando facciamo musica, la teoria di Rosa prende letteralmente corpo.
3. Il potere della condivisione: da me a noi
Fare musica insieme non crea solo un legame privilegiato e simbiotico tra me docente e il singolo bambino/a. Attiva una risonanza collettiva potentissima tra i bambini stessi.
Suonare insieme, danzare insieme o cantare in cerchio crea legami fortissimi. Si genera un senso di appartenenza e di comunità che raramente ho visto nascere in altri contesti didattici. La musica azzera le distanze e trasforma il gruppo in un coro di voci, di corpi e di anime sintonizzate.
4. Leggere la risonanza negli occhi
Sai come poter osservare il fenomeno della risonanza? Basta guardare i bambini negli occhi.
Per me è un incantesimo che si ripete ogni volta: appena emetto il primo suono con la voce, scatta la magia. Si incantano, cala un silenzio denso, vivo, carico di aspettativa. Non mi capita di vedere in nessun'altra occasione bambini così magneticamente presi dall'ascolto. Succede soprattutto quando canto: in quel momento smettono di consumare stimoli e iniziano a essere nel mondo, totalmente immersi nell'esperienza.
5. Compagni di giochi e guide musicali: stare con e per loro
Nella pedagogia di Rosa, l'insegnante non è colui che cala i saperi dall'alto, ma un facilitatore di risonanza.
Nel mio lavoro con i bimbi cerco sempre di essere al tempo stesso compagna di giochi e guida musicale. Questa doppia veste è fondamentale: i bambini percepiscono immediatamente quando sei lì con loro e per loro. Non c'è una distanza giudicante; c'è una complicità ludica in cui io offro la ricetta ma mi lascio contagiare dalle loro idee e proposte, perfetti e sempre diversi ingredienti musicali.

A conti fatti, a cosa serve tutto questo?
Lo scopo di noi insegnanti non è, o almeno, non dovrebbe essere unicamente quello di trasmettere nozioni, tecniche o plasmare competenze musicali. Il traguardo più alto, quello che dà un senso profondo al nostro mestiere, è trasmettere l'amore per la musica.
Accendere quella scintilla capace di fare innamorare i bambini dell'arte, del bello e della meraviglia. Perché se impariamo a risuonare da piccoli, probabilmente saremo adulti capaci di ascoltare il mondo con molta più empatia.
Ora pensaci un attimo…Hai mai vissuto un momento di "risonanza” con i tuoi alunni o i tuoi figli attraverso la musica?